Strumenti Utente

Strumenti Sito


compositori:enore_zaffiri

Enore Zaffiri

Enore Zaffiri (Torino, 29 marzo 1928 – Torino, 29 ottobre 2020) è stato un compositore, docente e artista italiano, protagonista della ricerca elettronica e audiovisiva del secondo Novecento. Fondatore dello Studio di Musica Elettronica di Torino (SMET), ha sviluppato un percorso nel quale organizzazione geometrica del suono, arti visive, sperimentazione ambientale, sintetizzatore dal vivo e immagini in movimento costituiscono ambiti comunicanti.

La sua attività contribuisce alla formazione di una rete italiana di laboratori, pratiche e insegnamenti della musica elettronica, attraverso rapporti particolarmente significativi con Pietro Grossi, Teresa Rampazzi e Vittorio Gelmetti.

Formazione e prime composizioni

Zaffiri si forma al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino, dove consegue il diploma di pianoforte nel 1949 e quelli di musica corale e composizione nel 1953. Si perfeziona con Guido Agosti all’Accademia Chigiana di Siena e nel 1954 frequenta il corso di composizione di Tony Aubin al Conservatorio di Parigi.

Nello stesso anno inizia l’attività didattica al Conservatorio torinese. La produzione degli anni Cinquanta comprende lavori pianistici, cameristici, orchestrali e teatrali, nei quali la formazione tradizionale si confronta progressivamente con le esperienze del Novecento. Nel 1956 ottiene il Premio musicale “Città di Trieste” con Sinfonietta.

L’interesse per la composizione strumentale si accompagna a quello per le arti visive e per le possibilità di organizzazione del materiale attraverso relazioni astratte. Questa convergenza diviene centrale nella successiva ricerca elettronica.

Lo Studio di Musica Elettronica di Torino

Le prime ricerche elettroniche prendono avvio tra il 1963 e il 1964. Zaffiri utilizza oscillatori, registratori e procedimenti di montaggio su nastro, esplorando la costruzione del suono a partire da elementi semplici.

Il 10 dicembre 1964 fonda lo Studio di Musica Elettronica di Torino, inizialmente sviluppato a partire dalle proprie attrezzature. Lo SMET diventa un luogo di produzione, ascolto, ricerca e formazione, favorendo l’incontro fra musicisti e persone provenienti da discipline diverse.

Il rapporto con Pietro Grossi e con lo Studio di Fonologia Musicale di Firenze contribuisce alla circolazione delle esperienze e allo sviluppo di iniziative comuni. Torino, Firenze e Padova delineano una rete di ricerca nella quale laboratori di dimensioni contenute assumono un ruolo decisivo nella diffusione della cultura elettronica.

Geometria e ricerca interartistica

Nella prima fase elettronica Zaffiri elabora una metodologia compositiva fondata su strutture geometriche. Figure, suddivisioni e percorsi permettono di stabilire relazioni fra i parametri sonori e di ricavare più realizzazioni da un medesimo progetto.

Un esempio iniziale è Tr/e/54, sviluppato nel 1964 in versioni strumentali ed elettroniche e posto anche alla base di esperienze visive. La figura geometrica assume la funzione di matrice operativa: rende possibile generare configurazioni sonore, oggetti e immagini attraverso un sistema comune di relazioni.

Nel 1966, insieme al pittore Sandro De Alexandris e al poeta Arrigo Lora Totino, Zaffiri dà vita allo Studio di Informazione Estetica. Musica elettronica, arte programmata e poesia concreta vengono messe in relazione attraverso i rispettivi processi di costruzione.

Anche la collaborazione con Antonio Calderara si colloca in questa prospettiva. Nel progetto Q/81, realizzato nel 1968 e successivamente pubblicato nel 1973, struttura musicale e organizzazione visiva sono sviluppate in un rapporto strettamente coordinato.

Musica per un anno e il suono ambientale

Musica per un anno, concepita nel 1968, costituisce uno degli esiti più significativi della ricerca strutturale di Zaffiri. Il progetto utilizza una matrice circolare, suddivisa in dodici parti, e procedimenti combinatori per organizzare una successione sonora su una scala temporale annuale.

Il materiale di base è costituito da suoni sinusoidali, le cui frequenze sono ricavate mediante relazioni matematiche. Il progetto descrive le condizioni per una presenza sonora continua e mutevole nell’ambiente; le realizzazioni su nastro ne rendono udibili porzioni determinate.

Il suono entra così in rapporto con lo spazio e con il tempo dell’abitare. L’ascolto può emergere, attenuarsi e riprendere all’interno delle attività quotidiane, mentre la musica assume una funzione di presenza ambientale.

Andrea Valle ha successivamente studiato e ricostruito digitalmente il sistema compositivo dell’opera, rendendone nuovamente esplorabili i procedimenti e le possibilità di realizzazione.

Sintetizzatore, voce e performance

A partire dal 1970 il sintetizzatore introduce una nuova dimensione nella ricerca di Zaffiri. La possibilità di intervenire sul suono durante l’esecuzione favorisce pratiche performative e improvvisative, modificando il rapporto fra progetto, strumento e gesto.

Il sintetizzatore diventa uno strumento da concerto. Le sue risorse vengono esplorate attraverso partiture operative, indicate anche come intavolature, che guidano l’esecutore nell’impiego dei controlli e nella trasformazione del suono.

La collaborazione con il soprano Ellen Kappel è centrale in questa fase. Voce, testo e suono elettronico entrano in un rapporto mobile, nel quale articolazione fonetica, timbro e interpretazione partecipano alla costruzione musicale. Fra i lavori rappresentativi figurano The Dark Lady (1973) e Policromie sonore (1974), quest’ultimo su testi di Antonio Calderara.

La ricerca dal vivo si estende inoltre alle esperienze collettive con sintetizzatori e alla collaborazione con Vittorio Gelmetti.

Teatro, video e immagini digitali

L’interesse per l’integrazione dei linguaggi conduce Zaffiri a esperienze teatrali e audiovisive. Il giuoco dell’oca (1972), sviluppato a partire dal romanzo di Edoardo Sanguineti attraverso un lavoro collettivo, intreccia musica, recitazione, danza e immagini.

Le successive “ricreazioni da camera” utilizzano voce, materiali registrati e proiezioni, facendo della citazione e del montaggio strumenti di costruzione drammaturgica. Il cinema sperimentale e il video assumono un ruolo crescente nella sua attività.

Con l’introduzione delle tecnologie digitali, Zaffiri approfondisce le relazioni fra campionamento, sequenziamento, elaborazione grafica e composizione audiovisiva. La continuità fra suono e immagine, già presente nelle strutture geometriche degli anni Sessanta, viene sviluppata attraverso nuovi mezzi operativi.

Attività didattica

L’insegnamento costituisce una componente essenziale del suo lavoro. Tra novembre 1966 e giugno 1967 Zaffiri organizza presso il proprio studio un corso sperimentale gratuito di musica elettronica, frequentato anche da studenti di ingegneria, fisica, matematica e discipline umanistiche.

Nel 1968 avvia al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino il Corso sperimentale di Musica Elettronica, secondo insegnamento di questo tipo approvato istituzionalmente in Italia dopo quello di Pietro Grossi a Firenze. Per consentirne l’attività mette a disposizione le proprie apparecchiature, trasferendo lo SMET nel Conservatorio.

La didattica unisce studio dei fenomeni acustici, conoscenza delle apparecchiature, progettazione e verifica attraverso l’ascolto. Il confronto fra competenze diverse e la realizzazione di lavori individuali e collettivi contribuiscono alla formazione della scuola torinese.

Ruolo storico e poetica

Il percorso di Zaffiri documenta la pluralità delle esperienze che hanno formato la musica elettronica italiana. La sua attività collega produzione artistica, formazione e diffusione culturale, contribuendo alla costruzione di un contesto di ricerca aperto alle altre arti.

La metodologia geometrica, la musica ambientale, l’esecuzione al sintetizzatore e la ricerca audiovisiva costituiscono fasi differenti di un’indagine sui rapporti fra struttura e percezione. Nel passaggio da una fase all’altra cambiano gli strumenti e le modalità di lavoro, mentre permane l’interesse per le relazioni che rendono possibile un’esperienza sonora e visiva.

Opere e progetti scelti

  • Sinfonietta (1954).
  • Tr/e/54 (1964), progetto geometrico con realizzazioni strumentali, elettroniche e visive.
  • Q/64/II (1966), per nastro magnetico.
  • Musica per un anno (1968), progetto di musica ambientale.
  • Q/81 (1968; pubblicazione 1973), in collaborazione con Antonio Calderara.
  • Living Synthi n° 7 (1970).
  • Ex tempore cantus (1971), per computer e VCS 3.
  • Il giuoco dell’oca (1972), progetto teatrale e audiovisivo collettivo.
  • The Dark Lady (1973), per voce e sintetizzatore.
  • Policromie sonore (1974), per voce e sintetizzatore, su testi di Antonio Calderara.

Discografia essenziale

  • Progetto Q81, Hofhaus Presse, 1973, LP.
  • Ellen Kappel, Enore Zaffiri, Il Cantico delle Creature / De Rerum Natura, Edizioni Studio “V”, 1980, LP.
  • Musica reticolare, Die Schachtel, 2004.
  • La voce ed il sintetizzatore, Rossbin, 2005, CD.
  • Musica per un anno, Die Schachtel, 2008.
  • My Cat Is An Alien & Enore Zaffiri, Through the Magnifying Glass of Tomorrow, Atavistic, 2009, CD e DVD.
  • Musica per un anno – March 28th, 6 p.m., Mazagran, 2017, CD.

Le date della discografia si riferiscono alle edizioni indicate, non necessariamente alla composizione o alla prima realizzazione dei lavori.

Pubblicazioni

  • Enore Zaffiri, Due scuole di musica elettronica in Italia, Silva, Milano, 1968.
  • Enore Zaffiri, La musica elettronica al di là del laboratorio, Zanibon, Padova, 1976.
  • Enore Zaffiri, Raccolta di articoli (1964–2003), in «Musica/Tecnologia», n. 1, 2007.

Bibliografia

  • Andrea Valle e Stefano Bassanese (a cura di), Enore Zaffiri. Saggi e materiali, AIMI / DADI, Università IUAV di Venezia, 2014, ISBN 9788890341328.
  • Marco Stefenatto, La creatività artistica di Enore Maria Zaffiri, in Valle e Bassanese (a cura di), Enore Zaffiri. Saggi e materiali, 2014, pp. 7–56.
  • Giacomo Albert, Enore Zaffiri: musica tra arti e multimedia nella Torino del secondo Novecento, ivi, pp. 57–84.
  • Laura Zattra, Interdisciplinarità, collaborazione, didattica e diffusione a Torino (1963), Firenze (1964) e Padova (1965), ivi, pp. 85–110.
  • Alessandro Amaducci, Quattro film sperimentali di Enore Zaffiri, ivi, pp. 111–117.
  • Andrea Valle, “Musica per un anno”. A computational reconstruction of Enore Zaffiri’s analog algorithmic composition, ivi, pp. 118–152.
  • Andrea Agostini e Stefano Bassanese, Quattro policromie a quattro mani, ivi, pp. 153–157.
  • Veniero Rizzardi (a cura di), Colloquio con Enore Zaffiri, ivi, pp. 158–170.

Collegamenti esterni

compositori/enore_zaffiri.txt · Ultima modifica: da admin