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Luigi Nono
Luigi Nono (Venezia, 29 gennaio 1924 – Venezia, 8 maggio 1990) è stato un compositore italiano, protagonista dell’avanguardia musicale del secondo Novecento. La sua ricerca attraversa la scrittura seriale, la musica vocale e strumentale, il teatro musicale, la composizione su nastro magnetico e il live electronics. Il rapporto fra suono, spazio, ascolto e responsabilità storica costituisce uno dei nuclei del suo percorso.
Formazione e avanguardia
Si formò a Venezia attraverso gli insegnamenti di Gian Francesco Malipiero e, dal 1946, il rapporto con Bruno Maderna. Fu importante anche l’incontro con Hermann Scherchen. Lo studio della polifonia antica si affiancò alla conoscenza di Schönberg, Webern e delle tecniche compositive contemporanee. Laureatosi in giurisprudenza nel 1947, si dedicò alla musica.
Nel 1950 debuttò a Darmstadt con le Variazioni canoniche sulla serie dell’op. 41 di Arnold Schönberg. Il confronto con l’avanguardia europea accompagnò lo sviluppo di un linguaggio nel quale ricerca compositiva e coscienza storica rimasero strettamente connesse. Iscritto al Partito Comunista Italiano dal 1952, Nono attribuì alla pratica artistica una responsabilità nei confronti della società.1)
Voce, testo e memoria storica
Il canto sospeso (1955–1956), per soprano, contralto, tenore, coro e orchestra, impiega testi tratti dalle lettere di condannati a morte della Resistenza europea. La testimonianza storica entra nella costruzione musicale attraverso il trattamento delle voci e delle parole. La scomposizione e la distribuzione del testo fra le parti vocali diventano elementi della forma, ponendo in relazione intelligibilità, articolazione fonetica ed espressione.2)
La voce continuerà a essere una sorgente fondamentale anche nei lavori elettroacustici. La registrazione permette di conservare una presenza umana e, insieme, di trasformarne le caratteristiche sonore: il documento, l’espressione e il materiale compositivo possono così coesistere nello stesso evento acustico.
Lo Studio di Fonologia e il nastro magnetico
Nel 1960 Nono realizzò presso lo Studio di Fonologia Musicale della RAI di Milano Omaggio a Emilio Vedova, per nastro magnetico a quattro piste. Il lavoro, composto interamente con suoni di sintesi, segna l’avvio della sua produzione elettronica compiuta. Nelle considerazioni dell’autore, il materiale sonoro e il progetto musicale si sviluppano attraverso un’interazione continua fra sperimentazione e organizzazione compositiva.3)
Il lavoro nello Studio aprì possibilità di montaggio, sovrapposizione ed elaborazione di materiali differenti. La collaborazione con Marino Zuccheri fu decisiva per numerose realizzazioni. In questo ambiente la produzione del suono divenne una fase della composizione, strettamente legata all’ascolto e alla verifica dei risultati.
La fabbrica illuminata
La fabbrica illuminata (1964), per voce solista e nastro magnetico a quattro piste, nasce anche dalle registrazioni effettuate nello stabilimento Italsider di Cornigliano. Rumori della produzione, voci di operai, materiali elettronici e registrazioni vocali furono elaborati nello Studio di Fonologia con Zuccheri. Il testo è di Giuliano Scabia, con versi di Cesare Pavese nel finale.
La voce dal vivo si confronta con le presenze registrate, compresa la propria voce trasformata e moltiplicata. Nono indica una disposizione delle quattro sorgenti elettroacustiche distinta e non simmetrica: lo spazio partecipa alla forma e alla comprensione dell’opera. Il materiale industriale viene rielaborato in una composizione che affronta la condizione operaia attraverso il suono e la parola.4)
Composizione collettiva e spazio sonoro
A floresta é jovem e cheja de vida (1965–1966), per soprano, tre voci di attori, clarinetto, lastre di bronzo e nastri magnetici, amplia la relazione fra interpretazione, registrazione e disposizione delle sorgenti. I testi sono raccolti da Giovanni Pirelli.
Nelle indicazioni dell’autore, i materiali registrati sono proiettati davanti, intorno e dietro al pubblico, mentre voci e clarinetto possono essere collocati fra gli ascoltatori. Le differenti posizioni concorrono a costruire la forma. Nono distingue inoltre la versione dal vivo dalla realizzazione radiofonica: ciascuna richiede un’organizzazione adeguata alle proprie condizioni di ascolto.5)
In Como una ola de fuerza y luz (1971–1972), per soprano, pianoforte, orchestra e nastro, il lavoro con Maurizio Pollini e Claudio Abbado si intreccia al ricordo del rivoluzionario cileno Luciano Cruz. Le registrazioni del pianoforte e della voce, elaborate nello Studio di Fonologia, estendono e trasformano la presenza degli interpreti. Il nastro entra in relazione continua con l’organico dal vivo.6)
Pianoforte, risonanza e presenza
In ….. sofferte onde serene … (1976), per pianoforte e nastro magnetico bicanale, le registrazioni di Pollini sono elaborate e composte con l’assistenza di Zuccheri. L’opera è dedicata a Maurizio e Marilisa Pollini.
Il pianoforte dal vivo e quello registrato producono due piani acustici che possono sovrapporsi fino a rendere incerta la loro distinzione. Attacchi, risonanze e vibrazioni legate al gesto pianistico partecipano a un’esperienza nella quale memoria e presenza si incontrano. La regia del suono assume un ruolo essenziale nel rapporto fra le due dimensioni.7)
Friburgo e il live electronics
Dal 1980 Nono sviluppò le proprie ricerche all’Experimentalstudio di Friburgo. Il lavoro con Hans-Peter Haller e con gli interpreti permise di esplorare nuove relazioni fra produzione, trasformazione e movimento del suono.8)
Il live electronics introduce l’elaborazione nell’evento esecutivo. Le caratteristiche del suono prodotto dagli interpreti possono essere trasformate e distribuite nello spazio durante la performance. La composizione coinvolge quindi l’esecuzione strumentale e vocale, il lavoro tecnico e la regia del suono.
Das atmende Klarsein (1980–1983), presentato per la prima volta nel 1981, impiega flauto basso, piccolo coro, live electronics e materiali su nastro. I testi, curati da Massimo Cacciari, provengono da Rilke e dalle antiche lamelle orfiche. La collaborazione con Roberto Fabbriciani e con lo Studio di Friburgo è parte della ricerca sulle possibilità espressive dello strumento e della sua elaborazione.9)
Prometeo: la tragedia dell’ascolto
Prometeo. Tragedia dell’ascolto fu composto fra il 1981 e il 1985. La prima versione venne presentata nella chiesa di San Lorenzo a Venezia nel settembre 1984; la versione definitiva nel settembre 1985 allo stabilimento Ansaldo di Milano. L’opera impiega solisti vocali e strumentali, coro, quattro gruppi strumentali e live electronics, su testi raccolti da Massimo Cacciari.
Per la prima realizzazione Renzo Piano progettò lo spazio musicale ed Emilio Vedova gli interventi di luce. La produzione coinvolse l’Experimentalstudio di Friburgo e, per gli interventi informatici, il LIMB della Biennale e il Centro di Sonologia Computazionale di Padova, con Alvise Vidolin.
Il titolo concentra l’attenzione sull’ascolto come luogo dell’esperienza drammatica. La distribuzione degli interpreti e la trasformazione delle sorgenti fanno dello spazio una componente del lavoro: l’ascoltatore si trova entro una pluralità di presenze e relazioni sonore.10)
Gli ultimi percorsi
La lontananza nostalgica utopica futura. Madrigale per più “caminantes” con Gidon Kremer (1988) è scritto per violino e otto nastri magnetici. Il violinista attraversa lo spazio seguendo un percorso fra leggii disposti in modo irregolare, alcuni dei quali vuoti. Il movimento, le soste e le distanze partecipano all’esperienza musicale.
Il lavoro conserva la distinzione fra esecuzione del violino e materiali registrati; la regia del suono ne costruisce le relazioni durante l’esecuzione. Anche nell’ultima stagione creativa, dunque, Nono continua a utilizzare il nastro accanto alla ricerca sul live electronics.11)
Nono e la complessità musicale
Nel contesto di Musica/Complessità, l’opera di Nono può essere letta attraverso l’interdipendenza fra sorgenti sonore, interpreti, tecnologie, spazi e ascoltatori. Questa è una prospettiva interpretativa: la complessità riguarda le relazioni che rendono possibile l’esperienza dell’opera.
Il suono registrato può essere contemporaneamente memoria, testimonianza e materiale trasformabile. L’interprete agisce entro un ambiente acustico che modifica la percezione del proprio gesto. La regia del suono interviene sulla presenza, sulle distanze e sui rapporti fra le sorgenti. L’ascolto richiede attenzione alle differenze, alle risonanze e ai mutamenti delle relazioni.
La ricerca tecnologica assume così un significato musicale e umano: amplia le possibilità di produzione del suono e invita a ripensare le condizioni nelle quali esso viene condiviso.
Opere scelte
- Variazioni canoniche sulla serie dell’op. 41 di Arnold Schönberg (1949–1950), per orchestra.
- Il canto sospeso (1955–1956), per soli, coro e orchestra.
- Omaggio a Emilio Vedova (1960), per nastro magnetico a quattro piste.
- La fabbrica illuminata (1964), per voce solista e nastro magnetico a quattro piste.
- A floresta é jovem e cheja de vida (1965–1966), per soprano, tre voci di attori, clarinetto, lastre di bronzo e nastri magnetici.
- Como una ola de fuerza y luz (1971–1972), per soprano, pianoforte, orchestra e nastro magnetico.
- ….. sofferte onde serene … (1976), per pianoforte e nastro magnetico bicanale.
- Das atmende Klarsein (1980–1983), per flauto basso, piccolo coro, live electronics e nastro magnetico.
- Prometeo. Tragedia dell’ascolto (1981–1985), per solisti vocali e strumentali, coro, quattro gruppi strumentali e live electronics.
- La lontananza nostalgica utopica futura (1988), per violino e otto nastri magnetici.
Date e organici seguono il catalogo della Fondazione Archivio Luigi Nono. Gli intervalli cronologici comprendono, dove indicato, il lavoro di revisione.
Discografia e ascolti
- A floresta é jovem e cheja de vida – ….. sofferte onde serene …, Deutsche Grammophon, LP 2531 004, 1979; per il lavoro pianistico, Maurizio Pollini.
- La discografia e videografia della Fondazione Archivio Luigi Nono e le schede delle singole opere consentono di individuare registrazioni, interpreti e documenti audiovisivi.
Scritti
- Luigi Nono, Scritti e colloqui, a cura di Angela Ida De Benedictis e Veniero Rizzardi, 2 volumi, Milano, Ricordi-LIM, 2001.
- La nostalgia del futuro. Scritti scelti di Luigi Nono, a cura di Angela Ida De Benedictis e Veniero Rizzardi, Milano, Il Saggiatore, 2007.
Bibliografia e fonti
- Enzo Restagno (a cura di), Nono, Torino, EDT, 1987.
- Marinella Ramazzotti, Luigi Nono, Palermo, L’Epos, 2007.
- Gianmario Borio, Giovanni Morelli e Veniero Rizzardi (a cura di), La nuova ricerca sull’opera di Luigi Nono, Firenze, Olschki, 1999.
- Gianmario Borio, Giovanni Morelli e Veniero Rizzardi (a cura di), Luigi Nono. Le musiche degli anni Cinquanta, Firenze, Olschki, 2004.
- Catalogo delle opere, con testi dell’autore, documentazione delle esecuzioni, bibliografia e discografia.
Temi correlati
Musica elettronica; musica elettroacustica; Studio di Fonologia Musicale della RAI di Milano; Marino Zuccheri; Bruno Maderna; voce e memoria; composizione su nastro; live electronics; Experimentalstudio di Friburgo; regia del suono; spazializzazione; ascolto; musica e complessità.
Collegamenti esterni
Voce a cura di Anselmo Cananzi.

