Teresa Rampazzi, nata Rossi (Vicenza, 31 ottobre 1914 – Bassano del Grappa, 16 dicembre 2001), è stata una pianista, compositrice, ricercatrice e docente italiana, tra le figure fondatrici della musica elettronica e della computer music in Italia.
La sua attività attraversò differenti fasi della ricerca musicale novecentesca: dall'interpretazione pianistica e dalla diffusione della nuova musica alla sperimentazione analogica, dalla fondazione del Gruppo N.P.S. – Nuove Proposte Sonore alla composizione digitale sviluppata in collaborazione con il Centro di Sonologia Computazionale dell'Università di Padova.
Fu una delle prime donne italiane a dedicarsi sistematicamente alla produzione, alla ricerca e all'insegnamento della musica elettronica.
Teresa Rossi nacque a Vicenza nel 1914. Dopo i primi studi musicali con un insegnante locale, proseguì la formazione presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, dove studiò pianoforte con Arrigo Pedrollo e conseguì il diploma nel 1933.
Dopo il matrimonio con Carlo Rampazzi, celebrato nel 1940, visse a Vicenza, Venezia e Verona, stabilendosi infine a Padova nel 1955.
La sua abitazione divenne un punto d'incontro per compositori, interpreti, artisti e intellettuali interessati alle nuove esperienze musicali. Tra le personalità che frequentarono il suo ambiente figurano Bruno Maderna, Franco Donatoni, René Leibowitz, Severino Gazzelloni, Sylvano Bussotti, John Cage, Luigi Nono, Karlheinz Stockhausen, Niccolò Castiglioni, Heinz-Klaus Metzger ed Emilio Vedova.
Nel 1952 e nel 1954 frequentò i Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt, dove entrò in contatto con le ricerche della nuova musica europea e con le prime esperienze di produzione elettronica del suono.
L'ascolto degli esperimenti presentati da Herbert Eimert contribuì a orientare definitivamente il suo interesse verso la musica elettronica, percepita come possibilità di superamento del linguaggio tonale e delle forme musicali tradizionali.
Nel 1956 entrò a far parte del Trio Bartók, insieme al clarinettista Elio Peruzzi e alla violinista Edda Pitton. Il complesso fu tra i pochi ensemble italiani dell'epoca a proporre opere di Anton Webern, Alban Berg, Béla Bartók e altri autori del Novecento storico.
Tra il 1956 e il 1960 partecipò alle attività del Circolo Pozzetto di Padova, centro culturale fondato da Ettore Luccini e frequentato da artisti, poeti, musicisti e intellettuali.
All'interno del Circolo promosse concerti, audizioni e conferenze dedicate alla musica d'avanguardia, presentando opere di Karlheinz Stockhausen, Henri Pousseur, Franco Donatoni, Niccolò Castiglioni e Bruno Maderna.
Particolarmente significativo fu il concerto tenuto a Padova il 7 febbraio 1959 con John Cage, Heinz-Klaus Metzger e Sylvano Bussotti. L'impiego non convenzionale del pianoforte e di oggetti sonori contribuì a mettere in discussione la concezione tradizionale dello strumento e della forma musicale.
L'incontro con John Cage e con le esperienze della musica informale consolidò in Rampazzi la volontà di abbandonare progressivamente la carriera pianistica tradizionale.
La ricerca si spostò verso la produzione diretta del suono, l'impiego di apparecchiature elettroniche e lo studio di processi musicali non fondati sulla notazione e sulla forma strumentale convenzionale.
Nel 1964 conobbe l'artista e progettista Ennio Chiggio, appartenente al Gruppo N. Dalla condivisione di interessi per la sperimentazione visiva, sonora e tecnologica nacque una collaborazione destinata a dare origine a una delle più importanti esperienze italiane di ricerca elettronica indipendente.
Il 20 maggio 1965 Teresa Rampazzi ed Ennio Chiggio fondarono a Padova il Gruppo N.P.S. – Nuove Proposte Sonore, inizialmente formato anche da Memo Alfonsi, Serenella Marega e Gianni Meiners.
Il gruppo adottava un'impostazione collettiva e anonima, vicina alle esperienze del Gruppo N. Le apparecchiature erano considerate patrimonio comune e i risultati della ricerca non venivano inizialmente presentati come composizioni individuali, ma come oggetti sonori.
L'attrezzatura del primo laboratorio comprendeva generatori di bassa frequenza, oscillatori sinusoidali, generatori di rumore, filtri, mixer e registratori a nastro. Anche gli spazi domestici venivano utilizzati sperimentalmente: per ottenere riverberazioni naturali, ad esempio, il suono poteva essere diffuso e registrato lungo il vano delle scale.
Le prime ricerche del gruppo furono organizzate in serie:
Ipotesi;Ricerche;Operativi;Funzioni;Ritmi;Moduli;Interferenze;Dinamiche;Masse.Questi lavori indagavano fenomeni quali battimenti, glissandi, rumori colorati, modulazioni, interferenze, impulsi, masse sonore e variazioni dinamiche.
Tra il 1967 e il 1968 emersero divergenze tra Rampazzi e Chiggio. Rampazzi tendeva progressivamente a recuperare una maggiore libertà compositiva, mentre l'impostazione iniziale del gruppo insisteva sull'anonimato e sulla ricerca impersonale.
Dopo l'uscita di Chiggio, Rampazzi aprì il laboratorio a giovani musicisti, ingegneri e studiosi. Dal novembre 1968 avviò un'attività didattica gratuita alla quale parteciparono Giovanni De Poli, Patrizia Gracis, Luciano Menini, Serena Vivi e Alvise Vidolin.
Il laboratorio divenne così un luogo di scambio tra competenze musicali, scientifiche e tecnologiche. Rampazzi trasmetteva la propria esperienza artistica e umanistica, mentre i giovani collaboratori contribuivano con conoscenze matematiche, informatiche e ingegneristiche.
In questa seconda fase le opere cominciarono a essere firmate individualmente e il concetto di oggetto sonoro venne progressivamente sostituito da quello di oggetto musicale, nel quale le acquisizioni tecniche erano integrate in una più libera organizzazione compositiva.
Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta Rampazzi realizzò numerose composizioni su nastro magnetico.
Tra le principali figurano:
Freq. Mod. 1 (1969);Freq. Mod. 2 (1969);Imp & Rith. (1970);Environ (1970);Insiemi (1970);Immagini per Diana Baylon (1972);Computer 1800 (1972);Hardlag (1972).
Il Gruppo N.P.S. realizzò inoltre musiche per documentari, film e produzioni audiovisive, tra cui La città, Vademecum, La città feticcio, La salute in fabbrica ed Endoscopia.
Nel 1972 il gruppo acquistò un sintetizzatore EMS Synthi A, ampliando le possibilità di sintesi e trattamento del suono.
Nell'ottobre 1972 Teresa Rampazzi fu nominata docente del nuovo corso di Musica elettronica istituito presso il Conservatorio Cesare Pollini di Padova, uno dei primi corsi italiani dedicati alla disciplina.
Il trasferimento delle apparecchiature del laboratorio al Conservatorio segnò la conclusione dell'esperienza autonoma del Gruppo N.P.S., ma non interruppe la ricerca musicale di Rampazzi.
Tra le opere analogiche realizzate in questa fase figurano:
La cattedrale (1973);Breath (1974);Glassrequiem. Omaggio a Mozart (1974);Canti per Checca (1975).Il suo insegnamento fu caratterizzato da una forte apertura interdisciplinare e da una concezione laboratoriale della didattica, basata sulla collaborazione tra musicisti, tecnici e ricercatori.
Negli anni Settanta Rampazzi si avvicinò alla sintesi digitale e alla computer music, collaborando con Giovanni De Poli, Alvise Vidolin, Graziano Tisato e Giovanni Battista Debiasi presso l'Università di Padova.
Il rapporto con il computer fu complesso. Rampazzi lo definiva ironicamente «il grande mostro», soprattutto per la difficoltà dei linguaggi di programmazione, per i tempi necessari alla scrittura delle istruzioni e per i problemi visivi che rendevano faticoso il lavoro sui tabulati.
Nonostante queste difficoltà, affrontò lo studio delle nuove tecnologie con straordinaria determinazione, iniziando a lavorare nel campo digitale all'età di circa sessant'anni.
Nel 1976 Graziano Tisato sviluppò per lei l'ICMS – Interactive Computer Music System, un sistema interattivo per il montaggio e il missaggio dei suoni controllato mediante monitor e penna luminosa.
Con questo sistema Rampazzi realizzò With the Light Pen (1976), una delle prime composizioni prodotte dal Computer Music Group di Padova, premiata con una menzione speciale al Concorso internazionale di musica elettroacustica di Bourges.
Le attività del gruppo universitario formato da Giovanni Battista Debiasi, Graziano Tisato, Giovanni De Poli e Alvise Vidolin condussero nel 1979 alla costituzione del Centro di Sonologia Computazionale dell'Università di Padova.
Rampazzi contribuì a questo sviluppo soprattutto sul piano musicale e didattico, favorendo il collegamento tra il Conservatorio e le strutture informatiche dell'Università.
La collaborazione tra compositori e ingegneri rappresentò uno degli elementi fondamentali della scuola padovana di musica elettronica e computer music.
Tra le principali composizioni digitali di Teresa Rampazzi figurano:
With the Light Pen (1976);Computer Dances (1978);Fluxus (1979);Atmen noch (1980);Metamorfosi (1981);Danza seconda (1981);Geometrie in moto (1982);Requiem per Ananda (1982);Spettri (1983);Eka (1984);Parole di Qoelét (1987);…Quasi un Haiku… (1987);Forse fantasmi (1988);Incantamento di Silo;Polifonie di novembre.
Computer Dances ricevette una menzione speciale al Concorso di Bourges nel 1978. Atmen noch ottenne nel 1980 il secondo premio allo stesso concorso, in un'edizione nella quale il primo premio non venne assegnato.
Dopo la morte del marito nel 1984, Rampazzi lasciò Padova e si trasferì prima ad Assisi e successivamente a Bassano del Grappa.
Donò libri, dischi, partiture, nastri e materiali di lavoro a istituzioni musicali e universitarie. Parte di questo patrimonio è oggi conservata presso l'Università di Padova.
A Bassano allestì un piccolo studio domestico e continuò a comporre, avvalendosi anche della collaborazione tecnica di Tonino Delfino e utilizzando strumenti digitali come il sintetizzatore Yamaha DX7.
Rimase attiva fino agli ultimi anni, mantenendo fede alla convinzione che la ricerca e la musica dovessero prevalere sull'affermazione personale.
Morì a Bassano del Grappa il 16 dicembre 2001.
Il percorso di Teresa Rampazzi è caratterizzato da continui mutamenti estetici e tecnologici.
Dalla pratica pianistica passò alla diffusione della musica d'avanguardia, dalla ricerca analogica collettiva alla composizione individuale, fino alla computer music e ai sistemi digitali interattivi.
La sua attività contribuì in modo decisivo alla formazione di una comunità di musicisti e ingegneri dalla quale sarebbero nate alcune delle esperienze più importanti della musica elettronica padovana.
Rampazzi rifiutava tuttavia di essere definita esclusivamente in base al genere. Non riteneva che esistessero una musica maschile e una musica femminile, ma soltanto differenti personalità, linguaggi ed energie creative.
Ipotesi 1 (1965)Ipotesi 2 (1965)Ricerca 1 (1965)Ricerca 2 (1965)Ricerca 3 (1965)Ricerca 4 (1965)Operativo 1 (1966)Operativo 2 (1966)Operativo 3 (1966)Funzione 1 (1966)Funzione 3 (1966)Funzione 4 (1966)Funzione 5 (1966)Ritmo 1 (1967)Ritmo 2 (1967)Ritmo 3 (1967)Modulo 1 (1967)Modulo 2 (1967)Modulo 3 (1967)Modulo 4 (1967)Modulo 5 (1967)Interferenze 1 (1968)Interferenze 2 (1968)Dinamica 1 (1968)Masse 1 (1968)Masse 2 (1968)Freq. Mod. 1 (1969)Freq. Mod. 2 (1969)Imp & Rith. (1970)Environ (1970)Insiemi (1970)Eco 1 (1971)Filtro 1 (1971)Taras su tre dimensioni (1971)Immagini per Diana Baylon (1972)Computer 1800 (1972)Hardlag (1972)La cattedrale (1973)Breath (1974)Glassrequiem. Omaggio a Mozart (1974)Canti per Checca (1975)With the Light Pen (1976)Melismi. Stockholm–Padova (1976)Timbri 1597–1977. Omaggio a Giovanni Gabrieli (1977)Computer Dances (1978)Fluxus (1979)Atmen noch (1980)Metamorfosi (1981)Danza seconda (1981)Geometrie in moto (1982)Requiem per Ananda (1982)Spettri (1983)Eka (1984)Parole di Qoelét (1987)…Quasi un Haiku… (1987)Forse fantasmi (1988)Incantamento di SiloPolifonie di novembreFluxus, Edipan, 1984.Atmen noch, raccolta del Concorso internazionale di musica elettroacustica di Bourges.Musica endoscopica, Die Schachtel, DS9, 2008.Gruppo NPS. Nuove Proposte Sonore 1965–1972, Die Schachtel, DS23, 2011.Immagini per Diana Baylon, Die Schachtel, DS30, 2016.Tra gli scritti di Teresa Rampazzi figurano:
Mutazioni di una situazione, 1968.La musica nel ruolo di accessorio, 1969.Tempo e ritmo, 1969.I brandelli dell'informazione, 1970.Musica come servizio, 1970.È tanto difficile da capire?, 1970.Ascolto concentrato e ascolto distratto, 1971.Moda e avanguardie musicali, 1972.Nuovi strumenti di indagine sulle verità del mondo sonoro, 1973.Un parametro alla deriva. Un altro in avanzata, 1977.Mutamenti della concezione formale nel passaggio dai mezzi analogici a quelli digitali, 1979.Piccolo discorso con Michela, in Autobiografia della musica contemporanea, a cura di Michela Mollia, 1979.Teresa Rampazzi. Fino all'ultimo suono, Rai Radio Tre, 1993.Studio Elektronische Musik: Nexus – Padova. Profilo: Teresa Rampazzi, WDR, 2017.WikiMusic, Rai Radio 3, 31 ottobre 2021.Teresa Rampazzi, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 86, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 2016.Teresa Rampazzi. Pioneer of Italian Electronic Music, in Proceedings of the XIV Colloquium on Musical Informatics, Firenze, 2003, pp. 11–16.Da Teresa Rampazzi al Centro di Sonologia Computazionale. La stagione della musica elettronica a Padova, Università degli Studi di Padova, 2000.Vent'anni di musica elettronica all'Università di Padova. Il Centro di Sonologia Computazionale, CIMS, Palermo, 2002.L'altra metà del rigo. La donna e la composizione femminile oggi in Italia, Grafiche Galeati, Imola, 1983.Autobiografia della musica contemporanea, Lerici, Cosenza, 1979.Contatti elettronici. La linea veneta nella musica della nuova avanguardia, in Venezia Arti, 1989.Voce redatta da Anselmo Cananzi