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Marino Zuccheri

Marino Zuccheri (Dignano d’Istria, 28 febbraio 1923 – Arese, 10 marzo 2005) è stato un tecnico del suono italiano, figura centrale nella nascita e nell’attività dello Studio di Fonologia Musicale della RAI di Milano. Lavorò nello Studio dal 1955 al 1983, collaborando strettamente con Luciano Berio, Bruno Maderna, Luigi Nono e numerosi altri compositori. La sua conoscenza degli strumenti elettronici e dei procedimenti di registrazione e montaggio contribuì direttamente alla realizzazione delle opere.1)

La sua attività permette di osservare il ruolo del tecnico nella musica elettronica attraverso il rapporto quotidiano fra invenzione musicale, possibilità degli apparati e ascolto. Accanto al lavoro con i compositori, Zuccheri coltivò interessi artistici e realizzò proprie composizioni elettroniche, fra le quali Parete ’67 per Emilio Vedova.

Formazione e primi anni

La formazione di Zuccheri unì interessi artistici e competenze tecniche. Frequentò l’Accademia di Belle Arti di Trieste e conseguì un diploma tecnico con specializzazione di radiotelegrafista. Nel 1942 entrò all’EIAR di Bologna. Durante la guerra fu soldato, ufficiale marconista e partigiano. Nel 1950 giunse alla sede RAI di Milano, dove lavorò in Radiofonia prima del passaggio allo Studio di Fonologia.2)

Il lavoro radiofonico costituì un’esperienza importante per la successiva ricerca sul suono. Registrare voci, strumenti ed effetti, costruire ambienti acustici e organizzare materiali su nastro erano attività nelle quali precisione tecnica e comprensione delle esigenze espressive si incontravano.

Lo Studio di Fonologia della RAI

Lo Studio di Fonologia Musicale della RAI di Milano nacque nel 1955 per iniziativa di Luciano Berio e Bruno Maderna. Il fisico Alfredo Lietti ne progettò gli apparati; Zuccheri collaborò con i musicisti alla realizzazione delle composizioni. La distinzione fra queste funzioni consente di riconoscere il contributo specifico di ciascuno: ideazione musicale, progettazione tecnologica e pratica del suono si svilupparono attraverso il confronto.3)

La struttura era destinata sia alla produzione sperimentale sia alla realizzazione di effetti, commenti e colonne sonore per la radio e la televisione. L’ambiente di ricerca era quindi inserito in un centro produttivo nel quale opere musicali autonome, radiodrammi e altre forme di spettacolo richiedevano differenti modalità di trattamento del suono.4)

Zuccheri offrì una continuità operativa fondamentale in un luogo attraversato da compositori con metodi e obiettivi diversi. La conoscenza accumulata durante le realizzazioni rendeva possibile affrontare nuovi problemi e individuare soluzioni in rapporto alle caratteristiche effettive delle macchine.

La pratica del tecnico del suono

Giovanni Belletti, tecnico RAI che lavorò con Zuccheri, descrive un’attività estesa all’intero processo: ripresa e registrazione di voci, strumenti e rumori; generazione elettronica; trasformazione mediante filtri e modulatori; montaggio dei nastri; missaggio e diffusione nei concerti.5)

Nel lavoro analogico la realizzazione richiedeva operazioni fisiche: preparare i materiali, tagliare e unire il nastro, coordinare gli apparati e controllare il risultato. La precisione temporale dipendeva anche dalla manualità, mentre ogni elaborazione poteva introdurre problemi di rumore e di qualità del segnale.

Queste condizioni rendevano decisivo il sapere maturato nell’esperienza. Il tecnico doveva comprendere quale trasformazione fosse richiesta, trovare il procedimento adatto e verificarne le conseguenze all’ascolto. Il lavoro poteva modificare le possibilità del progetto e aprire nuove direzioni compositive.

Il rapporto con Berio e Maderna

L’archivio dello Studio documenta il coinvolgimento di Zuccheri in lavori di Berio quali Thema (Omaggio a Joyce), Differences e Visage, e in produzioni di Maderna quali Continuo, Syntaxis e Ages.6)

Le schede di Thema e Visage associano il suo nome a quello di Berio e di Cathy Berberian. In questi lavori la voce registrata diviene materia di composizione, attraverso elaborazioni che ne trasformano la continuità, il timbro e le possibilità espressive.7)

La collaborazione con Maderna ebbe anche una dimensione personale. NoMus ricorda la dedica di Le rire a Zuccheri e il legame del titolo con la sua risata.8)

Il rapporto fra compositore e tecnico si costruiva nella durata del lavoro comune. Alla conoscenza degli strumenti si aggiungeva quella delle intenzioni musicali dell’interlocutore: capire una richiesta significava anche riconoscerne il contesto e la funzione nell’opera.

Luigi Nono e la realizzazione elettronica

La collaborazione con Nono attraversò una parte importante dell’attività dello Studio. Fra i lavori associati a Zuccheri nell’archivio figurano La fabbrica illuminata, A floresta é jovem e cheja de vida, Contrappunto dialettico alla mente e Como una ola de fuerza y luz.9)

Per La fabbrica illuminata, Nono, Giuliano Scabia e Zuccheri raccolsero a Cornigliano suoni delle lavorazioni industriali e voci degli operai. Il contributo tecnico interveniva quindi già nella ricerca dei materiali, prima della loro elaborazione in studio.10)

Belletti riporta una testimonianza nella quale Nono definisce Zuccheri un «musicista esecutore», riconoscendo nella conoscenza degli strumenti elettronici una competenza paragonabile a quella dell’interprete strumentale. Lo stesso Belletti ricorda il suo intervento nella verifica di un apparato con modulatori ad anello costruito per Con Luigi Dallapiccola nel 1979.11)

Nono dedicò inoltre a Zuccheri il testo Per Marino Zuccheri, scritto nel 1986 per Nuova Atlantide. Il continente della musica elettronica 1900–1986. La testimonianza ripercorre il lavoro milanese attraverso ricordi e riflessioni sui metodi operativi.12)

Cage, Pousseur e altre collaborazioni

La presenza di compositori stranieri rese lo Studio un luogo di confronto internazionale. Il catalogo documenta il contributo di Zuccheri alla realizzazione di Fontana Mix di John Cage e di Scambi di Henri Pousseur.13)

Rai Radio 3 presenta questi lavori mettendo in evidenza, per Cage, l’impiego di incontri fortuiti e, per Pousseur, l’elaborazione del rumore bianco attraverso il filtraggio. La pratica dello studio doveva dunque rispondere a concezioni della composizione differenti, traducendole in materiali e procedimenti realizzabili.14)

L’archivio associa inoltre Zuccheri ai lavori di Roland Kayn, Aldo Clementi, Niccolò Castiglioni, Camillo Togni, Giacomo Manzoni e altri autori. Questi collegamenti documentano l’estensione della sua attività; per ricostruire il contributo a ogni singola opera occorre considerare anche nastri, appunti, testimonianze e documentazione della realizzazione.15)

Plastico e Parete ’67

Accanto alle collaborazioni, la documentazione distingue due composizioni elettroniche attribuite a Zuccheri: Plastico (1961), realizzato con Lorenzo Dall’Oglio, e Parete ’67 per Emilio Vedova (1967). Entrambe sono incluse nel CD allegato al volume Marino Zuccheri & Friends, pubblicato nel 2018 da Die Schachtel con NoMus.16)

Parete ’67 fu composto per la sonorizzazione di Percorso/Plurimo/Luce, l’installazione di Emilio Vedova nel Padiglione Italia dell’Expo di Montréal del 1967. La Fondazione Vedova conferma il ruolo della musica di Zuccheri nel progetto e ne ricorda la rievocazione in occasione dell’Expo milanese del 2015.17)

Il lavoro colloca la produzione elettronica in una situazione espositiva, nella quale il suono incontra luce, immagini e spazio. Consente inoltre di osservare Zuccheri come autore di un progetto sonoro identificabile, accanto alla sua attività di collaboratore.

Arti visive e personalità artistica

Zuccheri fu anche scultore, pittore e autore di disegni, caricature e lavori grafici. La mostra del 2016–2017 documentò, fra l’altro, materiali realizzati per i programmi degli Incontri Musicali organizzati da Berio e Maderna e per il Prix Italia.18)

Questi interessi ampliano il quadro della sua formazione e della sua presenza nella vita culturale. Il lavoro sul suono conviveva con altre pratiche artistiche e con una partecipazione personale all’ambiente dello Studio. La documentazione grafica e figurativa aiuta quindi a ricostruire una figura che svolse funzioni diverse, mantenendo al centro il rapporto con la produzione musicale.

Il pensionamento e la memoria dello Studio

Lo Studio cessò l’attività il 28 febbraio 1983, in coincidenza con il pensionamento di Zuccheri. La data, riportata da RAI Cultura, segna la conclusione di quasi tre decenni di lavoro.19)

Zuccheri continuò a offrire consulenze: la scheda dell’archivio ricorda Casa Ricordi e la Settimana Luigi Nono di Stoccarda del 1993.20)

Belletti sottolineò il valore della sua memoria per ricostruire le idee e le operazioni che avevano prodotto i nastri, oltre alla conservazione dei suoni registrati.21)

Il patrimonio dello Studio comprende infatti apparecchiature, nastri e documentazione amministrativa e di corrispondenza. NoMus ne descrive la conservazione e l’esposizione delle macchine presso il Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco.22)

Riconoscimento e studi

Il Museo del Novecento, NoMus e la famiglia Zuccheri organizzarono dal 21 giugno 2016 al 14 gennaio 2017 un omaggio con mostra, concerti, ascolti e incontri. Gli atti confluirono nel volume Marino Zuccheri & Friends, curato da Maria Maddalena Novati, Laura Pronestì e Marina Vaccarini, corredato da documenti, opere grafiche e registrazioni.23)

Il percorso di ricerca permette di riportare in primo piano una parte della storia della musica elettronica che emerge solo parzialmente dalle partiture e dai cataloghi delle opere. La realizzazione in studio comprende decisioni e conoscenze distribuite fra più persone; le testimonianze dei tecnici contribuiscono a comprenderne il funzionamento.

Zuccheri e musica/complessità

Nella prospettiva di musica/complessità, l’attività di Zuccheri può essere letta attraverso le relazioni fra progetto compositivo, strumenti, materiali sonori e ascolto. Questa è una lettura interpretativa del suo lavoro, senza attribuirgli un’appartenenza storica al movimento.

La realizzazione elettronica richiede un confronto continuo fra ciò che si immagina e ciò che gli apparati consentono di produrre. Il tecnico partecipa a questo confronto attraverso conoscenze operative e capacità di valutazione. Una soluzione può nascere dalla sperimentazione e, una volta ascoltata, orientare diversamente il progetto.

La collaborazione rende visibile anche la distribuzione delle competenze. L’opera deriva da un processo nel quale la responsabilità compositiva incontra registrazione, elaborazione, montaggio e diffusione. Comprendere il risultato richiede di considerare come queste attività interagiscano.

Infine, la memoria del lavoro conserva informazioni sulle condizioni che hanno reso possibile il suono. Ricostruire quelle condizioni permette di studiare la musica elettronica attraverso le opere e attraverso le pratiche, le persone e gli strumenti che ne hanno sostenuto la nascita.

Opere proprie documentate

  • Plastico (1961), con Lorenzo Dall’Oglio.
  • Parete ’67 per Emilio Vedova (1967), per la sonorizzazione di Percorso/Plurimo/Luce all’Expo di Montréal.

Bibliografia e documentazione

  • Maria Maddalena Novati, Laura Pronestì e Marina Vaccarini (a cura di), Marino Zuccheri & Friends. Studio di Fonologia Musicale di Milano della Rai 1955–1983, Milano, Die Schachtel, 2018, con CD, ISBN 9788890487323.
  • Giovanni Belletti, Ciacolando con Marino, RAI Milano, Laboratorio Audio, 28 febbraio 2008: PDF.
  • Roberto Doati e Alvise Vidolin (a cura di), Nuova Atlantide. Il continente della musica elettronica 1900–1986, Venezia, La Biennale di Venezia, 1986, sezione Lavorando con Marino Zuccheri.
  • Paolo Donati ed Ettore Pacetti (a cura di), C’erano una volta nove oscillatori, RAI ERI, 2002.
  • Veniero Rizzardi e Angela Ida De Benedictis (a cura di), Nuova musica alla radio. Esperienze allo Studio di Fonologia della Rai di Milano 1954–1959, Roma, CIDIM / RAI ERI, 2000.
  • Maria Maddalena Novati (a cura di), Lo Studio di Fonologia. Un diario musicale, MITO SettembreMusica / Ricordi, Milano, 2009.

Collegamenti esterni

1)
Patrizia Luppi, Marino Zuccheri, Archivio dello Studio di Fonologia RAI, Laboratorio di Informatica Musicale dell’Università degli Studi di Milano.
2)
NoMus, Omaggio a Marino Zuccheri. Marino Zuccheri and friends, scheda biografica e programma, 2016–2017.
3)
Maddalena Novati, Studio di Fonologia Musicale di Milano della RAI, Archivio dello Studio di Fonologia.
4)
Maddalena Novati, Studio di Fonologia Musicale di Milano della RAI, cit.
5)
Giovanni Belletti, Ciacolando con Marino, RAI Milano, Laboratorio Audio, 28 febbraio 2008, testo integrale.
6)
Archivio dello Studio di Fonologia, Brani collegati a Marino Zuccheri e Elenco degli audio.
7)
Archivio dello Studio di Fonologia, Thema – Omaggio a Joyce e Visage – racconto radiofonico.
8) , 18)
NoMus, Omaggio a Marino Zuccheri, cit.
9)
Archivio dello Studio di Fonologia, Elenco degli audio, cit.
11) , 21)
Giovanni Belletti, Ciacolando con Marino, cit.
13)
Archivio dello Studio di Fonologia, Fontana Mix e Scambi.
14)
Carla Fioravanti, Lo Studio di Fonologia Rai a Milano, «Tre soldi», Rai Radio 3, 2021.
15)
Archivio dello Studio di Fonologia, Brani collegati a Marino Zuccheri, cit.
16)
NoMus, I libri di NoMus, scheda di Marino Zuccheri & Friends.
17)
Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, Emilio Vedova. De America, documentazione della mostra del 2017.
20)
Patrizia Luppi, Marino Zuccheri, cit.
23)
NoMus, Omaggio a Marino Zuccheri e I libri di NoMus, cit.
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