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S 2F M - Firenze

S 2F M - Studio di Fonologia Musicale di Firenze

Lo 'S 2F M' (Studio di Fonologia Musicale di Firenze) è stato uno dei principali laboratori indipendenti italiani di musica elettronica attivi negli anni Sessanta. Fondato nel 1963 da 'Pietro Grossi' nella propria abitazione di via Capodimondo a Firenze, rappresentò una delle esperienze più radicali della musica elettroacustica italiana del secondo Novecento.

Lo studio nacque in un periodo in cui le apparecchiature per la musica elettronica erano accessibili quasi esclusivamente ai grandi enti radiofonici o universitari. In questo contesto lo S 2F M sviluppò un’attività autonoma e sperimentale, distinta dalle linee estetiche dominanti della musica elettronica europea dell’epoca.

Contesto storico

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta la musica elettroacustica era praticata prevalentemente all’interno di grandi istituzioni come il Groupe de Recherches Musicales di Parigi o lo studio elettronico della WDR di Colonia.

In Italia il principale centro istituzionale era lo Studio di Fonologia Musicale della RAI di Milano fondato da Luciano Berio e Bruno Maderna. Accanto a questa esperienza nacquero tuttavia alcuni studi indipendenti caratterizzati da una maggiore libertà sperimentale e da un atteggiamento critico nei confronti delle estetiche dominanti.

Tra questi:

* lo S 2F M di Firenze fondato da Pietro Grossi; * lo SMET di Torino fondato da Enore Zaffiri; * il NPS di Padova fondato da Teresa Rampazzi.

Pur seguendo percorsi differenti, questi centri condividevano una forte attenzione verso la sperimentazione sonora, le pratiche collettive e la ridefinizione del concetto stesso di composizione.

Fondazione

Pietro Grossi fondò lo S 2F M nel 1963 nella propria abitazione di via Capodimondo 13 a Firenze.

Prima di dedicarsi alla musica elettronica Grossi aveva svolto attività sia come compositore sia come violoncellista dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Dopo un periodo di lavoro presso lo Studio di Fonologia della RAI di Milano decise di realizzare un proprio laboratorio indipendente dedicato alla ricerca sonora.

La prima strumentazione dello studio comprendeva:

* oscillatori sinusoidali; * generatori di rumore; * filtri; * magnetofoni; * dispositivi di manipolazione del suono.

Lo studio operava inizialmente in modo artigianale, ma con una forte apertura verso le possibilità teoriche e tecnologiche offerte dalla musica elettronica.

Ricerca sonora

All’interno dello S 2F M Pietro Grossi sviluppò una ricerca orientata verso:

* riduzione del materiale sonoro; * processi combinatori; * fenomeni acustici elementari; * strutture permutazionali; * trasformazione continua del materiale registrato.

In opere come Battimenti Grossi esplorò sistematicamente i fenomeni risultanti dall’interazione tra frequenze sinusoidali molto vicine tra loro.

Lo studio privilegiava una concezione aperta e processuale della composizione. Secondo Grossi la musica elettroacustica rendeva progressivamente superata l’idea tradizionale di opera chiusa e di autore individuale, favorendo invece pratiche collettive e trasformazioni continue dei materiali sonori.

Collaboratori

Tra i collaboratori e frequentatori dello S 2F M figuravano:

* Albert Mayr; * Jon Phetteplace; * Riccardo Andreoni; * Paolo Dal Canto; * Italo Gomez; * Giuseppe Chiari; * Vittorio Gelmetti; * Arrigo Benvenuti.

Lo studio sviluppò inoltre numerosi rapporti interdisciplinari con artisti visivi, architetti e studiosi legati all’arte programmata e alle ricerche cinetiche.

Tra gli artisti coinvolti o vicini allo studio vi furono:

* Maurizio Nannucci; * Paolo Masi; * Auro Lecci; * Lara Vinca Masini.

Installazioni e attività pubbliche

Lo S 2F M sviluppò una concezione estremamente flessibile della diffusione sonora e della presentazione pubblica della musica elettronica.

Tra le attività più significative:

* installazioni sonore; * interventi in mostre d’arte; * concerti misti tra strumenti e materiali elettronici; * diffusione di materiali sonori collettivi; * collaborazioni interdisciplinari.

Tra le esperienze più note vi fu l’installazione sonora realizzata nel 1965 per la mostra La casa abitata a Palazzo Strozzi.

Le produzioni dello studio venivano spesso presentate collettivamente sotto la sigla 'S 2F M'.

Il corso al Conservatorio Cherubini

Nel 1965 Pietro Grossi promosse presso il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze uno dei primi corsi italiani di musica elettronica e uno dei primi a livello internazionale all’interno di una istituzione musicale.

Il corso adottava un’impostazione fortemente sperimentale e interdisciplinare. Era aperto anche a studenti provenienti da ambiti non musicali, come architettura, arti visive e poesia.

Le attività comprendevano:

* elettroacustica; * storia della musica elettronica; * pratica di studio; * sperimentazione sonora; * realizzazione collettiva di lavori elettronici.

Lo S 2F M disponeva inoltre di una vasta raccolta di nastri provenienti dai principali centri internazionali di musica elettronica.

Rapporti con il CNUCE

Negli anni successivi Pietro Grossi avviò le prime esperienze italiane di computer music attraverso la collaborazione con il CNUCE del CNR di Pisa.

Dopo alcune sperimentazioni presso la General Electric-Olivetti di Pregnana Milanese, Grossi stabilì un rapporto stabile con il centro di calcolo pisano, presso il quale nacque la Divisione Musicologica diretta dallo stesso compositore.

Questa fase segnò il progressivo passaggio dalle tecnologie analogiche alle prime esperienze informatiche applicate alla musica.

Convegno internazionale del 1968

Nel giugno del 1968 lo S 2F M collaborò con il Teatro Comunale di Firenze all’organizzazione del Convegno internazionale dei centri sperimentali di musica elettronica.

L’iniziativa riunì rappresentanti di numerosi studi europei e internazionali e rappresentò uno dei momenti più importanti della riflessione sulla musica elettronica in Italia negli anni Sessanta.

Ruolo storico

Lo S 2F M occupa una posizione centrale nella storia della musica elettronica italiana del secondo Novecento.

L’esperienza dello studio contribuì:

* alla diffusione della musica elettronica in Italia; * allo sviluppo delle pratiche interdisciplinari; * alla ridefinizione del concetto di composizione; * alla nascita della computer music italiana; * alla diffusione di modelli collettivi e processuali di ricerca sonora.

Molte delle idee sviluppate da Pietro Grossi all’interno dello studio — in particolare la concezione aperta del materiale sonoro e l’idea di un work in progress permanente — anticiparono orientamenti successivi della musica elettronica e delle arti digitali.

Bibliografia

* Albert Mayr, Lo Studio di Fonologia di Firenze S 2F M, in Musica/Tecnologia, Firenze University Press, 2007. * Francesco Giomi, Marco Ligabue, L’istante zero – Conversazioni e riflessioni con Pietro Grossi, SISMEL – Edizioni del Galluzzo, Firenze, 1999. * Max Jacob, Pietro Grossi: un percorso nel Novecento, Università di Firenze, 1997. * Daniele Lombardi (a cura di), La musica – trimestrale di musica contemporanea, n. 11, 1986. * Pietro Grossi, scritti e documenti sullo S 2F M e sulla computer music italiana.

a cura di Anselmo Cananzi

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