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Il nuovo libro di Un testo che non vede molte soluzioni per uscire dalla crisi musicale in cui ci troviamo ora,
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Su Musica Complessità
Musica/Complessità nasce alla fine degli anni Ottanta come spazio di ricerca e confronto tra musica, scienza, tecnologia e percezione.
Non come corrente estetica, ma come campo aperto, in cui il suono diventa luogo di relazione tra discipline e pratiche diverse.
Il progetto prende forma dall’incontro tra Walter Branchi, Michela Mollia, Eugenio Giordani e Anselmo Cananzi, con il sostegno finanziario dell’ISMEZ, attraverso una serie di seminari che tra il 1988 e il 1989 riuniscono compositori, scienziati e studiosi provenienti da ambiti differenti.
Il primo ciclo si svolge ad Amelia (1988), nel Convento della SS. Annunziata: nove giornate di studio, ascolto e discussione in cui si intrecciano composizione, psicoacustica, informatica musicale, filosofia della scienza. Il secondo ciclo (1989), tra Siderno Superiore e Roccella Jonica, approfondisce il tema dello spazio nella musica e della musica nello spazio, ampliando ulteriormente il confronto interdisciplinare.
In questi incontri, accanto ai fondatori, partecipano figure come Barry Truax e Teresa Rampazzi, insieme a studiosi di fisica, biologia, filosofia, psicologia e musicologia. Gli ascolti — parte centrale del lavoro — includono composizioni di Branchi, Truax, Rampazzi, Giordani, Cananzi e altri, presentate come esperienze di ascolto situato, non come semplice repertorio.
Molti dei partecipanti di allora, oggi figure di primo piano nel panorama musicale e della ricerca, hanno preso parte a quella esperienza come studenti o giovani compositori.
Musica/Complessità non si esaurisce in quegli anni: resta una soglia, un modo di pensare il suono come processo, relazione, ambiente.
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