Scansioni (1979) di Anselmo Cananzi per flauto solo su scala quartitonale e suono spazializzato
Parole chiave:
Anselmo Cananzi, Franco Evangelisti, Walter Branchi, Flauto, Annalisa MessinaAbstract
Abstract
Il saggio analizza Scansioni (1979) di Anselmo Cananzi come sistema compositivo aperto fondato sull’interazione tra materiale, gesto, spazio e ascolto. Il brano, per flauto solo su scala quartitonale e suono spazializzato, viene esaminato alla luce delle trasformazioni che attraversano la musica del secondo Novecento, in particolare in relazione alle esperienze di forma aperta e alea controllata sviluppate da Franco Evangelisti e alla concezione sistemica dello spazio sonoro elaborata da Walter Branchi.
L’analisi prende in esame l’organizzazione del materiale quartitonale, la struttura frammentaria del brano, l’assenza di battute, la funzione delle pause con punto coronato e il dispositivo di spazializzazione basato su quattro microfoni indipendenti. In Scansioni, la forma non si configura come successione predeterminata, ma emerge dalla combinazione variabile dei frammenti e dalla loro articolazione spazio-temporale.
Particolare attenzione viene inoltre dedicata al ruolo dell’interprete, chiamato non soltanto a realizzare il testo musicale, ma ad attivare il sistema compositivo attraverso scelte relative al tempo, allo spazio e alla proiezione del suono. Il saggio si conclude con una testimonianza interpretativa che evidenzia la dimensione percettiva ed esperienziale dell’esecuzione.
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